Rassegna Stampa
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GREENANDBLUE.IT
A 50 anni da Seveso: Qualita’ dell’aria e acque tossiche, i motivi di allarme sono ancora tanti
GREEN&BLUE (LA REPUBBLICA)
La bonifica diventata un modello per l’Onu
Il caso di Bussi sul Tirino è emblematico per chi, come noi, si occupa quotidianamente di rischio ambientale. Diciannove anni dalla scoperta, un processo lungo e complesso, e finalmente un piano di bonifica avviato che guarda non solo al risanamento ma alla rigenerazione. Un percorso che dimostra quanto la strada della prevenzione e della responsabilità sia preferibile — in termini di tempi, costi e impatto sociale — rispetto alla gestione dell’emergenza a posteriori.
Colpisce in particolare l’applicazione concreta del principio ‘chi inquina paga’, che crea un precedente importante per gli altri Siti di Interesse Nazionale italiani: la responsabilità ambientale non è negoziabile e prima o poi si traduce in obblighi concreti per chi ha causato il danno.
Non meno rilevante è la scelta tecnologica: il desorbimento termico rappresenta un approccio definitivo, che rimuove il problema invece di confinarlo. Più costoso nel breve periodo, ma incomparabilmente più efficace nel lungo termine. È esattamente il tipo di ragionamento che dovrebbe guidare anche le scelte assicurative e finanziarie legate ai siti contaminati: valutare il rischio residuo nel tempo, non solo il costo immediato dell’intervento. Che questo modello sia arrivato all’attenzione delle Nazioni Unite è, per l’Italia, un motivo di orgoglio. Ma soprattutto, un invito a replicarlo.
STUDENTI.IT (WEB2)
Lauree green e sostenibilita’: guida ai corsi universitari per lavorare per l’ambiente
Per chi oggi deve scegliere un percorso di laurea in tematiche ambientali in cui specializzarsi, ricordiamo come possibile sbocco anche il mondo assicurativo:
- nella direzione delle compagnie di assicurazione e riassicurazione come assuntore per i rischi ambientali o per la gestione dei sinistri di danno all’ambiente,
- come Ispettore tecnico per i rischi di responsabilità ambientale,
- nella Segreteria Pool Ambiente.
MESSAGGERO VENETO
Fiamme nel deposito del supermercato A causarle un probabile corto circuito
Episodi come l’incendio del deposito del supermercato Prix di Tolmezzo ricordano che un sinistro apparentemente circoscritto può avere conseguenze ambientali tutt’altro che trascurabili. Quando le fiamme coinvolgono un deposito commerciale, i materiali che bruciano — imballaggi plastici, detergenti, prodotti chimici per la pulizia, vernici, batterie — generano fumi tossici e residui di spegnimento che possono contaminare suolo e falde acquifere nell’area circostante.
L’alta colonna di fumo visibile a distanza non è solo un segnale visivo dell’emergenza in corso: è il vettore attraverso cui sostanze potenzialmente nocive si disperdono nell’aria e si depositano sul territorio. Le acque utilizzate per lo spegnimento, cariche di inquinanti, rappresentano a loro volta un rischio se non correttamente gestite e contenute.
È per questo che ogni incendio di natura industriale o commerciale dovrebbe essere seguito, nella fase post-emergenza, da un’attenta valutazione dell’impatto ambientale: campionamenti del suolo, monitoraggio delle acque superficiali e sotterranee, analisi della qualità dell’aria. Interventi che spesso non vengono attivati automaticamente, ma che sono essenziali per escludere — o gestire tempestivamente — eventuali danni all’ecosistema locale. La prevenzione del rischio incendio e la gestione delle sue conseguenze ambientali dovrebbero andare di pari passo, anche per le attività commerciali.
TEATRONATURALE.IT (WEB)
Misurare la sostenibilita’ d’impresa: il progetto Ispra
Interessante piattaforma sviluppata da ISPRA che sarà disponibile dall’estate 2026 e che sarà a disposizione delle imprese e che costituirà anche una fonte dati per il mondo assicurativo e per la valutazione dei rischi CAT NAT e di Responsabilità Ambientale.
INSURANCE DAILY
Cosa e’ cambiato con la conversione in legge del DL Ambiente
Il DL Ambiente introduce misure attese e necessarie, ma come spesso accade nel nostro sistema normativo, la complessità dell’intreccio con le leggi preesistenti rischia di vanificare parte degli obiettivi dichiarati. Lo sappiamo bene noi che operiamo quotidianamente al confine tra diritto ambientale e mercato assicurativo: ogni modifica normativa genera ricadute concrete sulla valutazione e sul trasferimento del rischio, spesso in modo non immediato né lineare.
Alcune novità meritano attenzione positiva: la semplificazione delle procedure VIA per le energie rinnovabili può effettivamente accelerare la transizione energetica e snellire iter burocratici che oggi penalizzano anche la corretta gestione assicurativa degli appalti. Ma è sul fronte delle bonifiche e del dissesto idrogeologico che attendiamo di vedere gli effetti più concreti: sono questi i capitoli dove il gap tra norma e realtà operativa è ancora più evidente.
La questione delle acque reflue affinate, poi, apre scenari complessi. L’uso agricolo di acque non completamente decontaminate da PFAS e microplastiche non è un tema tecnico di secondo piano: è una potenziale fonte di responsabilità ambientale diffusa, difficilmente assicurabile e ancora più difficilmente quantificabile. Come Pool Ambiente monitoriamo con attenzione questi sviluppi, perché ciò che oggi appare come un aggiornamento normativo tecnico potrebbe tradursi domani in nuovi scenari di danno ambientale per i quali il mercato assicurativo deve farsi trovare preparato.
INTERMEDIACHANNEL.IT (WEB)
Assicurazioni e finanza sostenibile, ISPRA lancia la nuova piattaforma per calcolare rischi ambienta
ISPRA lancia la piattaforma per la sostenibilità di imprese e finanza
ISPRA ha presentato alla Camera una nuova piattaforma digitale gratuita che, operativa dopo l’estate 2026, consentirà a imprese, operatori finanziari e assicurativi di calcolare emissioni, inquinanti e rischi fisici attraverso indicatori scientificamente validati. Lo strumento genererà report interoperabili con l’ESAP europeo, facilitando l’accesso al credito e alle coperture assicurative. Per il settore assicurativo, la piattaforma si affianca a strumenti già operativi come IdroGEO per il rischio idrogeologico e MER per il monitoraggio costiero, offrendo un supporto concreto alla valutazione dei rischi climatici e alla costruzione di modelli di underwriting più accurati e trasparenti.
ULTIMABOZZA.IT
Pfas, l’Europa accelera, ma il vero nodo resta il divieto
PFAS: vietarli conviene, anche economicamente
Il rapporto della Commissione Europea pubblicato a gennaio offre una base scientifica difficile da ignorare: vietare completamente la produzione e l’uso dei PFAS non è solo la scelta più efficace per la salute pubblica, ma anche quella economicamente più vantaggiosa. Con un costo stimato di circa 330 miliardi di euro fino al 2050, lo scenario del divieto totale risulta nettamente preferibile rispetto a qualsiasi alternativa basata sul solo monitoraggio o sulla bonifica a posteriori, con risparmi che arrivano a superare i 1.370 miliardi rispetto all’applicazione dei nuovi standard sulle acque superficiali.
Per il settore assicurativo e per le imprese, i numeri parlano chiaro: continuare a gestire il rischio PFAS in modo reattivo — attraverso bonifiche, trattamenti idrici e costi sanitari — è enormemente più oneroso che eliminarne le cause alla fonte. Un principio che il mondo assicurativo conosce bene e che trova qui una conferma quantitativa straordinariamente netta. Mentre l’iter normativo europeo procede verso un inasprimento dei controlli sulle acque, vale la pena tenere d’occhio l’evoluzione del dibattito sul divieto generale: le implicazioni in termini di responsabilità ambientale e di rischio assicurabile potrebbero essere significative.
NONSOLOAMBIENTE.IT (WEB2)
Pronto intervento ambientale: tra innovazione e vuoti normativi. Il report dalla Camera dei Deputati
Pronto intervento ambientale: innovazione e normativa ancora distanti
Al convegno “Pronto intervento ambientale: innovazione è futuro nella protezione dell’ambiente”, tenutosi alla Sala della Lupa a Montecitorio, è emerso con chiarezza il paradosso che caratterizza il sistema italiano: la tecnologia corre, ma la legislazione fatica a tenere il passo. IoT, AI e Smart Grid sono ormai indispensabili per passare da un approccio reattivo a uno predittivo, in un Paese dove il 94% del territorio è a rischio idrogeologico.
In questo contesto, Lisa Casali di Pool Ambiente ha portato all’attenzione dei presenti una criticità spesso sottovalutata: il tasso di assicurazione contro i danni ambientali nelle imprese italiane non raggiunge l’1%, a fronte di circa 1.000 casi accertati ogni anno. Un dato che fotografa un’esposizione al rischio ancora largamente scoperta. Casali ha tuttavia indicato una strada concreta: dove la PdR UNI 107:2021 viene implementata, il rischio di impatto ambientale può essere ridotto fino al 73% attraverso opere mirate di prevenzione, spesso a basso costo. Un messaggio chiaro rivolto a imprese e istituzioni: investire in prevenzione non è solo una scelta responsabile, ma una leva economica e competitiva determinante.
LA NAZIONE - EDIZIONE VIAREGGIO/VER
Allarme degli ambientalisti “Rischio inquinamento”
Il caso del Lago di Porta fotografa perfettamente una dinamica che si ripete con frequenza allarmante nel nostro Paese: un’area naturale protetta, inserita in Rete Natura 2000, che si trova a cinquanta metri da una discarica. Indipendentemente da come si risolverà il confronto tra ambientalisti e gestori, questa prossimità è di per sé un elemento di rischio che non può essere sottovalutato.
Lo sversamento di percolato del maggio 2024 è un dato di fatto, e rappresenta esattamente il tipo di evento che nel mondo assicurativo e della responsabilità ambientale definiamo ‘sinistro sentinella’: un episodio che, anche se gestito e risolto, segnala la presenza di una vulnerabilità strutturale del sito. La circostanza che gli interventi successivi siano stati validati dalle autorità competenti è necessaria, ma non sufficiente a escludere rischi futuri.
Il vero nodo, in casi come questo, è la distanza — fisica e concettuale — tra conformità normativa e tutela reale dell’ambiente. Rispettare i limiti autorizzativi è il minimo indispensabile, non una garanzia assoluta di sicurezza per un ecosistema così fragile e prezioso. Auspico che la Regione Toscana affronti questa valutazione con la massima cautela, ponendo la tutela del lago al centro della decisione, al di là delle posizioni contrapposte delle parti.
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50 anni dopo l’incidente di Seveso c’è ancora molta strada da fare per la prevenzione dei danni all’ambiente e per rendere applicato il principio Chi inquina paga.