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24.04.26

IL GAZZETTINO - EDIZIONE PADOVA/ABANO/

Discarica, avviata la sperimentazione per il trattamento dei Pfas nel percolato

Un segnale positivo arriva dalla discarica di Sant’Urbano (PD), gestita da Gea (gruppo Greenthesis), visitata da Cisambiente Confindustria nell’ambito del Grand Tour Impianti tra i poli più avanzati del Veneto nella gestione ambientale. Il cuore dell’impianto è un sistema di trattamento del percolato basato su osmosi inversa a triplice effetto, capace di abbattere oltre il 90% del concentrato liquido e di restituire acqua depurata nel rispetto dei limiti di legge, riutilizzata per i fabbisogni operativi del sito. Di particolare rilievo la sperimentazione avviata per il trattamento dei Pfas presenti nel percolato, una delle sfide ambientali più complesse degli ultimi anni. Un modello virtuoso che può rappresentare un riferimento concreto per tutte le discariche chiamate ad attrezzarsi nella gestione del rischio Pfas, evitandone il rilascio nell’ambiente e dimostrando come innovazione tecnologica e tutela delle matrici naturali possano rafforzarsi reciprocamente.

24.04.26

IL GAZZETTINO

Pedemontana, rilevati Pfas in 18 siti su 28 Avs e Pd: “Chi ha sbagliato deve pagare”

La Pedemontana Veneta si conferma un caso ambientale rilevante: su 28 siti campionati tra Malo e Sant’Urbano, 18 presentano contaminazione da Pfba, riconducibile all’accelerante di presa del calcestruzzo imposto dalla Regione al concessionario Sis. La Procura di Vicenza valuta il processo per 12 indagati per inquinamento ambientale e omessa verifica. Arpav segnala valori allo scarico sotto i 100 ng/l grazie alla sostituzione dei filtri ogni 15-20 giorni, mentre la Regione avvia uno studio epidemiologico tra Dueville e Caldogno. Restano aperti i nodi del monitoraggio delle terre di scavo, dell’Osservatorio permanente e dei costi di controllo sui pozzi privati.

20.04.26

LANAZIONE.IT (WEB)

Veleni Pfas nell’acqua, la Regione avvia indagine: sotto analisi le cartiere

PFAS in Toscana: la Regione avvia il monitoraggio, le aziende devono prepararsi

L’articolo de La Nazione (19 aprile 2026) riferisce dell’indagine conoscitiva avviata dalla Regione Toscana sulla presenza di PFAS — inquinanti sintetici persistenti e bioaccumulabili — nelle matrici ambientali, con focus sui comparti a rischio: cartiere, concerie, tessile e depurazione delle acque. Il provvedimento, che parte dalle aziende soggette ad AIA ed estende il monitoraggio ai gestori del servizio idrico integrato, segnala un’attenzione crescente delle autorità verso sostanze che — in assenza di interventi — possono generare contaminazioni diffuse, persistenti e difficilmente circoscrivibili. Per le imprese dei settori interessati diventa quindi essenziale presidiare il rischio a monte, attraverso efficaci misure di prevenzione (controllo dei cicli produttivi, sostituzione delle sostanze, manutenzione degli impianti di trattamento, monitoraggio degli scarichi e della falda) e affiancare a queste un’adeguata polizza di Responsabilità Ambientale, che copra anche le contaminazioni graduali e le richieste dell’autorità in materia di caratterizzazione e bonifica.

15.04.26

CORRIERETOSCANO.IT

Stretta regionale contro i Pfas: indagini a tappeto su cartiere, tessile e concerie. Barontini: Tosc

La giunta regionale della Toscana ha deliberato una estesa indagine per verificare la presenza di PFAS in acque, aria e rifiuti.

10.03.26

QUOTIDIANO DI SICILIA

Pfas, firmato in Senato un Manifesto per eliminare gli “inquinanti eterni”

Il Manifesto “Verso l’eliminazione dei PFAS”, firmato al Senato, punta a contrastare gli “inquinanti eterni” attraverso norme più stringenti e una collaborazione rafforzata tra istituzioni e imprese. Propone l’eliminazione progressiva dei PFAS, l’adozione di alternative più sicure e l’applicazione del principio “chi inquina paga” per evitare costi ai cittadini. Il documento chiede inoltre maggiori investimenti tecnologici e un’armonizzazione europea delle regole per garantire la tutela della salute e dell’ambiente.

05.03.26

GREENME.IT (WEB)

PFAS, la contaminazione invisibile che ha avvelenato il Veneto (e non solo)

05.03.26

ULTIMABOZZA.IT

Pfas, l’Europa accelera, ma il vero nodo resta il divieto

PFAS: vietarli conviene, anche economicamente

Il rapporto della Commissione Europea pubblicato a gennaio offre una base scientifica difficile da ignorare: vietare completamente la produzione e l’uso dei PFAS non è solo la scelta più efficace per la salute pubblica, ma anche quella economicamente più vantaggiosa. Con un costo stimato di circa 330 miliardi di euro fino al 2050, lo scenario del divieto totale risulta nettamente preferibile rispetto a qualsiasi alternativa basata sul solo monitoraggio o sulla bonifica a posteriori, con risparmi che arrivano a superare i 1.370 miliardi rispetto all’applicazione dei nuovi standard sulle acque superficiali.

Per il settore assicurativo e per le imprese, i numeri parlano chiaro: continuare a gestire il rischio PFAS in modo reattivo — attraverso bonifiche, trattamenti idrici e costi sanitari — è enormemente più oneroso che eliminarne le cause alla fonte. Un principio che il mondo assicurativo conosce bene e che trova qui una conferma quantitativa straordinariamente netta. Mentre l’iter normativo europeo procede verso un inasprimento dei controlli sulle acque, vale la pena tenere d’occhio l’evoluzione del dibattito sul divieto generale: le implicazioni in termini di responsabilità ambientale e di rischio assicurabile potrebbero essere significative.

21.12.25

BRESCIAOGGI.IT (WEB)

Inquinamento da Pfas: 10 paesi bresciani sorvegliati speciali

18.12.25

MBNEWS.IT (WEB)

PFAS in Brianza, il rapporto ARPA: i pesci diventano spie dell’inquinamento nel Lambro e nella Molgo

Il Rapporto PFAS 2025 di ARPA Lombardia evidenzia come l’inquinamento da PFAS continui a interessare anche la Brianza, in particolare i corsi d’acqua, pur in assenza di criticità immediate per l’acqua potabile.
Il dato più rilevante riguarda il peggioramento dello stato ecologico dei fiumi, con pesci risultati “non conformi” per bioaccumulo di PFOS nel Lambro (Lesmo), nella Molgoretta (Usmate Velate), nel Molgora e nel Seveso.
I pesci diventano così vere e proprie “spie” dell’inquinamento, mostrando concentrazioni elevate anche quando i valori nell’acqua appaiono contenuti.
Persistono inoltre picchi di PFAS nell’acqua del Seveso e della Molgora, mentre nelle falde sotterranee il PFOS è diffuso ma raramente supera i valori soglia.
Nel complesso, il rapporto segnala un rischio ambientale cronico che richiede monitoraggi continui e interventi di prevenzione, soprattutto per la tutela degli ecosistemi fluviali.

07.11.25

CORRIERE DELLE ALPI

Una nuova tecnologia per abbattere i Pfas Acque del Chiampo lancia il progetto

Presentato un nuovo processo che mira a ottenere la degradazione completa delle sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) contenute nei percolati da discarica mediante degradazione termica. Un risultato che forse dovrebbe far riflettere anche sull’importanza del sostegno alla ricerca scientifica.