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INSIC.IT
Scarichi: quando sono acque reflue industriali e serve l’autorizzazione
La Cassazione chiarisce che uno scarico è qualificato come “refluo industriale” non in base al livello di inquinamento, ma alla sua origine da attività produttive, commerciali o di servizio. Tali scarichi richiedono sempre un’autorizzazione preventiva e la loro immissione in fognatura senza titolo può configurare reato ambientale ai sensi del D.Lgs. 152/2006.
GDC.ANCIDIGITALE.IT
Bonifiche ambientali e responsabilita’ storiche: il TAR Lombardia conferma l’estensione del principi
Il TAR Lombardia conferma che il principio “chi inquina paga” si applica anche alle contaminazioni storiche, purché il danno sia ancora attuale. Gli obblighi di bonifica sono ripristinatori e non sanzionatori, e possono essere imposti anche in caso di successioni societarie. La responsabilità si fonda sul nesso causale e sul criterio del “più probabile che non”, senza necessità di prova rigorosa del dolo o della colpa.
ILCAMPANILE.IT
ACQUE: in vigore nuova normativa UE per la tutela
È entrata in vigore la nuova normativa UE che aggiorna gli elenchi degli inquinanti nelle acque superficiali e sotterranee, includendo PFAS, pesticidi, farmaci, microplastiche e indicatori di resistenza antimicrobica. Le direttive europee saranno adeguate entro il 2027.
ARPAT.TOSCANA.IT (WEB)
FAQ Serbatoi interrati
ARPAT chiarisce gli obblighi per la gestione e la rimozione dei serbatoi interrati, settore privo di una normativa nazionale specifica. I proprietari devono effettuare controlli qualificati e conservare il registro manutentivo. La dismissione dei serbatoi contenenti carburanti richiede autorizzazione regionale oltre certe soglie. La rimozione deve seguire procedure tecniche rigorose, con verifiche, bonifica dello scavo e comunicazioni ad ARPA.
TGCOM24.MEDIASET.IT (WEB)
Obbligo assicurativo contro le calamita’ naturali, cosa devono sapere le imprese
Dal 2025 è entrato in vigore l’obbligo per le imprese italiane di stipulare una polizza contro le calamità naturali (alluvioni, terremoti, frane), con scadenze differenziate per dimensione aziendale. Nonostante questo importante passo, gli esperti di Pool Ambiente e ANIA sottolineano che tale obbligo non copre i danni ambientali (inquinamento), per i quali lo Stato spende miliardi, evidenziando una lacuna di consapevolezza tra le imprese
LALEGGEPERTUTTI.IT
Terreno sporco, paga il proprietario: la stangata per chi non vigila
Terreno trasformato in discarica? Il proprietario paga. Il TAR Veneto ha stabilito che anche in caso di rifiuti abbandonati da terzi, il proprietario è responsabile se non ha vigilato. La sentenza introduce il principio di “colpa omissiva”, con pesanti conseguenze economiche per chi dimostra disinteresse nella custodia del proprio fondo.
E-GAZETTE.IT
Acque e aria d’Europa. Queste le decisioni di Bruxelles contro gli inquinanti
La Commissione Europea alza il livello della tutela ambientale: nuove direttive mirano a rafforzare la resilienza idrica e migliorare la qualità dell’aria, con limiti più severi agli inquinanti e nuove misure per il monitoraggio e la giustizia ambientale. Un passo deciso verso l’obiettivo “inquinamento zero” entro il 2050.
IL SOLE 24 ORE
Il proprietario del terreno se non vigila risponde dell’inquinamento altrui
Il proprietario del terreno risponde dell’inquinamento altrui se non vigila. Secondo il Tar Veneto, la responsabilità per rifiuti abbandonati da terzi si fonda sulla colpa omissiva, escludendo la responsabilità oggettiva. L’omissione di cautele, quali recinzioni, cartelli e ispezioni regolari, configura la responsabilità solidale per aver favorito lo sversamento incontrollato.
IL SOLE 24 ORE
Decreto 231, norme piu’ severe sui reati ambientali
La sentenza del 7 ottobre 2025 ha ampliato i reati ambientali rilevanti ai fini della responsabilità 231, imponendo alle imprese un aggiornamento urgente dei Modelli Organizzativi per includere nuovi rischi legati alla gestione dei rifiuti e alla bonifica.
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Il cambiamento climatico è ormai un rischio economico strutturale: i danni alle infrastrutture in Italia potrebbero arrivare fino a 18 miliardi annui entro il 2050, con impatti su PIL, turismo e finanza pubblica. Nonostante l’aumento degli eventi estremi, le imprese risultano poco preparate: poche adottano misure di adattamento e meno dell’1% dispone di polizze per danni ambientali, evidenziando un forte gap nella gestione del rischio. Il fenomeno evidenzia rilevanti risvolti ambientali e assicurativi: senza adeguate coperture e prevenzione, i costi di bonifica e danno ambientale rischiano di ricadere su imprese e collettività, aumentando l’esposizione sistemica.