|
24.04.26 IL GAZZETTINO - EDIZIONE PADOVA/ABANO/ Discarica, avviata la sperimentazione per il trattamento dei Pfas nel percolatoUn segnale positivo arriva dalla discarica di Sant’Urbano (PD), gestita da Gea (gruppo Greenthesis), visitata da Cisambiente Confindustria nell’ambito del Grand Tour Impianti tra i poli più avanzati del Veneto nella gestione ambientale. Il cuore dell’impianto è un sistema di trattamento del percolato basato su osmosi inversa a triplice effetto, capace di abbattere oltre il 90% del concentrato liquido e di restituire acqua depurata nel rispetto dei limiti di legge, riutilizzata per i fabbisogni operativi del sito. Di particolare rilievo la sperimentazione avviata per il trattamento dei Pfas presenti nel percolato, una delle sfide ambientali più complesse degli ultimi anni. Un modello virtuoso che può rappresentare un riferimento concreto per tutte le discariche chiamate ad attrezzarsi nella gestione del rischio Pfas, evitandone il rilascio nell’ambiente e dimostrando come innovazione tecnologica e tutela delle matrici naturali possano rafforzarsi reciprocamente.
Scarica PDF
23.04.26 GDC.ANCIDIGITALE.IT Consiglio di Stato: il soggetto che contribuisce alla contaminazione puo’ essere obbligato alla bonificaCon la sentenza n. 02971/2026, il Consiglio di Stato (Sezione Quarta) ha affermato un principio di rilievo in materia di bonifiche ambientali: l’obbligo di messa in sicurezza e bonifica può gravare anche su chi abbia concorso causalmente alla contaminazione, senza che sia indispensabile la formale conclusione del procedimento di individuazione del responsabile ex art. 244 del d.lgs. 152/2006. In applicazione del principio “chi inquina paga”, i giudici hanno chiarito che l’intervento volontario ex art. 245 TUA non esclude l’imposizione di obblighi conseguenti, e che le valutazioni svolte in conferenza dei servizi possono fondare le prescrizioni ambientali anche in caso di contaminazione plurifattoriale, purché sussista un nesso causale non meramente ipotetico. Una pronuncia che rafforza gli strumenti a disposizione della PA nell’imputazione delle responsabilità ambientali.
Scarica PDF
17.04.26 AGENDADIGITALE.EU (WEB) Disastro ambientale, silenzio aziendale: il modo piu’ rapido per uccidere la reputazioneDisastri ambientali: alla gestione tecnica serve affiancare una gestione reputazionale
L’articolo di Andrea Camaiora su Agenda Digitale (17 aprile 2026) mette a fuoco una dimensione spesso sottovalutata delle crisi ambientali: accanto al processo giudiziario si svolge in parallelo un “processo reputazionale” nel tribunale dell’opinione pubblica, dove silenzi e ritardi comunicativi vengono interpretati come reticenza e possono compromettere in modo duraturo la legittimazione dell’impresa. Tempestività, trasparenza, coerenza tra parole e azioni e disponibilità a collaborare con le autorità sono individuate come le leve decisive per presidiare il racconto pubblico senza interferire con la difesa tecnica. Per le aziende esposte a rischi di contaminazione, il tema si salda direttamente con quello della copertura assicurativa: una polizza di Responsabilità Ambientale ben strutturata consente di attivare rapidamente bonifiche, monitoraggi e misure di messa in sicurezza, trasformando così la risposta all’evento in un segnale concreto di responsabilità verso il territorio. La prevenzione tecnica e la tutela assicurativa non sono solo strumenti di gestione del rischio economico, ma diventano anche presidi di credibilità e di tenuta reputazionale nel tempo.
Scarica PDF
15.04.26 PREALPINA.IT (WEB) Capannone in fiamme, incendio in un’azienda di materie plasticheVerifiche in corso su eventuali impatti sulle matrici ambientali della grossa nube formatasi a seguito di un incendio all’interno di un’azienda di materie plastiche.
Scarica PDF
24.04.26 GAZZETTA DEL SUD Altro guasto alla rete fognaria. I liquami finiscono in spiaggiaA Capo d’Orlando un nuovo guasto alla rete fognaria ha provocato lo sversamento di liquami direttamente sulla spiaggia del lungomare Andrea Doria: il blocco della pompa di sollevamento n. 8, già privata del motore di riserva, ha aperto la bocca di sfogo delle acque nere, con evidenti ricadute sull’ambiente e sull’immagine turistica della città in vista della stagione estiva. Il problema, come evidenziato da un ex funzionario comunale, è strutturale e deriva dalla promiscuità tra rete fognaria e acque bianche, che causa frequenti intasamenti delle pompe. Episodi di questo tipo confermano quanto sia strategica, per i gestori delle reti fognarie, una copertura assicurativa ambientale adeguata: gli sversamenti accidentali possono infatti generare danni rilevanti a matrici naturali (suolo, acque costiere, ecosistemi marini), oneri di bonifica, richieste risarcitorie da parte di operatori economici danneggiati e contestazioni amministrative, voci di costo difficilmente sostenibili senza un’idonea protezione assicurativa a tutela del gestore e della collettività.
Scarica PDF
|